Weekend teatrale con due novità, 24 marzo 2011

in “La Sicilia”, 24 marzo 2011, ediizone di Catania, p. 39; edizione di Ragusa,  p. 47; edizione di Palermo, p. 47;

Torna in scena domani alle 21 al Piscator la compagnia “Le Nuove Maschere” per un weekend teatrale (si replica sabato alle 18 e alle 21 domenica alle 18) che si annuncia molto significativo sul piano del percorso intrapreso in questa stagione dalla compagnia. Saranno infatti rappresentati due opere prime a Catania “Una partita a scacchi” di Giuseppe Giacosa e “Le scatole cinesi” di Samantha Viva. Salvo Saitta sarà il protagonista in entrambi gli atti. «Quella di mettere in scena “Una partita a scacchi” – spiega Eduardo Saitta – era una promessa fatta ad un pilastro del nostro teatro, Sestilio Saitta, scomparso poco più di un anno fa, dopo una lunga chiacchierata che lui concluse recitando per intero alcuni monologhi del testo. Ma un altro motivo ci ha spinti e invogliati a realizzare lo spettacolo e cioè il fatto che nessuno, a meno che la nostra memoria non ci tradisca, almeno nel panorama teatrale catanese avesse mai rappresentato l’opera di Giuseppe Giacosa». “Le Scatole Cinesi” segna il debutto come autrice teatrale di Samantha Viva. «Tanti sono i temi che si rincorrono dentro questo atto unico – spiega l’autrice – alcuni solo accennati, altri approfonditi, molti magistralmente celati. Quando l’ho scritta, due anni fa, partivo da una certezza, che raccontare la cronaca è sempre un mestiere delicato, bisogna appassionarsi alle storie, partecipare alle emozioni che scaturiscono dal vissuto di chi li vive e poi distaccarsene, partire in fretta per non rischiare di venirne coinvolti troppo e in prima persona. Alla protagonista del mio atto unico, Giulia, la giornalista che ha lasciato terra e affetti per diventare una professionista affermata, o forse solo per dimenticare un pezzo di se stessa, capita l’esatto contrario, deve “ritornare” nella sua terra, nei suoi luoghi, per raccontare un fatto tragico di cronaca, intervistando un presunto assassino, Don Paolo, che rappresenta proprio quella parte di esistenza da cui aveva deciso di andar via. La professione del giornalista, abituato a raccontare con distacco la vita degli altri, deve fare i conti, per una volta, con la cronaca dei suoi stessi affetti, che in maniera paradossale e prepotente la costringe a essere “pirandellianamente” se stesso e un altro. Solo così, appropriandosi di molteplici punti di vista, che creano un gioco a incastro strano e variopinto, ognuno potrà tirar fuori la verità che preferisce. Del resto la verità ha sempre molteplici facce e nel gioco delle parti non è raro che la vittima finisca per diventare colpevole».

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