Preistoria ramacchese

Preistoria ramacchese

in Gazzettino di Giarre,  n. 36, 16 ottobre 1999, p. 8.

Ramacca è una piccola cittadina agricola nata nel XVIII secolo ai margini sud occidentali della piana di Catania. Il suo territorio in un ventennio di ricerche (1979 –1999) ha restituito significative emergenze preistoriche che cronologicamente si collocano dal mesolitico all’età del ferro. Da segnalare i siti di Perriere Sottano (mesolitico), Torricella (dalla media età del rame al bronzo antico), "La Montagna" (neolitico medio ed età del ferro). La maggior parte dei dati provengono da ricognizioni di superficie (survey), di cui una serie sistematica è stata eseguita in collaborazione con l’Università di Catania.

Nel 1979 Ramacca ha inaugurato il suo Museo Archeologico Civico (aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00) che conserva i reperti di survey ricognitivi e di scavo rinvenuti in siti archeologici del relativo territorio. Inoltre nel 1998 è stata approntata una nuova sala espositiva con la creazione della sezione paleontologica e mineralogica; in esso studenti universitari e ricercatori svolgono attività scientifica e di studio.

Le scoperte più significative sono state effettuate nell’altura denominata "La Montagna" che con la sua posizione domina le valli dei fiumi Gornalunga a nord e dei Margi a sud e che già dall’epoca preistorica ha favorito lo stanziamento umano, divenendo a partire dalla fine del VII secolo a.C. un fiorente centro ellenizzato. Nel 1968 venne effettuato il primo intervento di scavo che mise in luce, ai margini nord-occidentali della collina, in contrada Torricella, un insediamento preistorico dell’età del bronzo e inoltre permise di identificare la zona dell’abitato e le due necropoli principali con tombe a grotticella artificiale (F. Messina, D. Palermo, E. Procelli, Ramacca (Catania). Esplorazione di una città greco-sicula in contrada "La Montagna" e di un insediamento preistorico in contrada "Torricella" in Notizie Scavi 1971, pp. 530-574). Le indagini successive hanno consentito una più ampia conoscenza del centro, portando alla luce diversi settori dell’abitato articolato sull’acropoli e sul pianoro. Nel quadro di un progetto finalizzato all’acquisizione di nuovi dati scientifici sul problema dell’ellenizzazione dei centri indigeni della piana di Catania e della tutela di questi siti archeologici, la Soprintendenza di Catania ha iniziato a partire da 1994 una sistematica serie di campagne di scavo nel sito dell’abitato de "La Montagna". Gli scavi hanno messo in luce due edifici databili tra il VII e gli ultimi anni del VI secolo a.C. (edifici N e Na di forma allungata e stretta, con presenza di banchine laterali, aventi probabilmente una funzione pubblica) e tre tombe a cappuccina di una necropoli databile alla fine del V, inizi IV a.C. (A. Patanè, Saggi di scavo in contrada "La Montagna" di Ramacca in Lèmbasi, pp. 105-114).

Andrea Patanè, dirigente archeologo della Soprintendenza di Catania, ha dichiarato che "l’edizione dei materiali rinvenuti nel corso dello scavo, ancora in fase di restauro e di studio, potrà contribuire certamente ad allargare le nostre conoscenze per quel che riguarda alcuni aspetti della penetrazione coloniale in questi centri indigeni della parte occidentale della piana di Catania e, in particolare, sul grado di "ellenizzazione" del centro a partire dalla fine del VII secolo a.C.".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Didascalia della foto: L’edificio N

Santo Spina

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