La terrazza da dove si gioca a scacchi con i piccioni

 

La terrazza da dove si gioca a scacchi con i piccioni

in La Sicilia, n. 262, 22 settembre 2008, p. 48

PINELLA LEOCATA

Sulla storia della Torre Alessi il prof. Santo Daniele Spina, docente di Lettere al liceo scientifico Archimede di Acireale, si è imbattuto per caso, come storico degli scacchi. Nel 1896 presidente del circolo scacchistico catanese era l’avv. Giuseppe Alessi, figlio di un appassionato giocatore di scacchi, il cavaliere Salvatore, floricultore e committente della Torre Alessi, una torre panoramica che si alzava nel giardino privato della famiglia nell’area oggi compresa tra via Ciccaglione e via Salvatore Paola. L’insolita costruzione era stata ideata dal grande architetto Carlo Sada, progettista del Teatro Massimo Bellini. Si articolava in quattro livelli l’ultimo dei quali era costituito da una terrazza sormontata da una guglia verde in stile moresco sorretta da colonnine. Qui, raccontano gli eredi, il cavaliere Salvatore Alessi giocava a scacchi. Nulla di strano se l’avversario non si fosse trovato a centinaia di chilometri di distanza, alla Ducea di Nelson, a Bronte, e se le varie mosse non fossero state affidate a cartigli legati alle zampette di piccioni viaggiatori. E non a caso uno dei livelli della torre era una piccionaia. Un edificio insolito che svettava alto su tutti gli altri. Una costruzione moderna anche nelle finalità d’uso: una vasca per l’irrigazione del giardino che il proprietario volle aprire, a pagamento, alla fruizione del pubblico, attirato dall’emozione di salire sulla strana torre per ammirare dall’alto il panorama di città. Una torre della quale resta una fascinosa descrizione nel primo romanzo di Vitaliano Brancati, «Gli anni perduti». Un edificio la cui vicenda è rimasta a lungo avvolta nel mistero. Incerte le date di costruzione e di demolizione. Una circostanza che ha sollecitato la curiosità del prof. Spina che ha fatto una lunga ricerca d’archivio alla ricerca di notizie sui giornali dell’epoca, convinto che una costruzione così strana, e percepita come un’orgogliosa provocazione, non potesse passare inosservata alla stampa. Una ricerca che ha dato buoni frutti. Nella «Gazzetta di Catania» ha trovato un annuncio pubblicitario che informava che, a partire dall’1 maggio 1888, si sarebbe potuto salire sulla torre acquistando il biglietto d’ingresso, per due lire, nel chiosco dei fiori di piazza Università. A quella data, dunque, la torre era ultimata e fruibile ed è probabile che fosse stata edificata l’anno precedente. Una ricerca certosina ha permesso al prof. Spina di datare anche il periodo della demolizione del quale si era perso memoria. Le varie ipotesi datavano la cancellazione della torre dagli anni Quaranta alla metà dei Sessanta. Una foto riprodotta sull’«Espresso Sera» dell’11 maggio 1963 mostra la torre tra i detriti, soffocata da altri edifici e in parte demolita. Una foto e un anonimo articolo di giornale fermano quel momento ed esprimono indignazione per chi avrebbe potuto e dovuto impedire la demolizione e non l’ha fatto. Erano gli anni della grande speculazione edilizia e quell’area era particolarmente appetibile. L’ufficio tecnico del comune, scrive l’anonimo giornalista, non se la sentì di dare un parere definitivo e chiese l’intervento della sovrintendenza che, sebbene l’opera fosse del Sada, la valutò di scarso interesse architettonico e priva di soluzioni tecniche d’interesse. «Così – commenta il prof. Spina – la Torre Alessi fu condannata a morte. E dire che aveva resistito anche alla Seconda Guerra mondiale quando i tedeschi utilizzarono la terrazza come postazione di mitragliatrici in funzione di contraerea ». Nulla di nuovo nella storia di Catania

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