La mummia

in Gazzettino di Giarre, n. 34, 2 ottobre 1999, p. 3. 

Recentemente nelle sale cinematografiche è stato proiettato un film horror intitolato «La mummia» diretto da Stephen Sommers. Il tema non è nuovo: l’inventore, il regista Karl Freund, nel 1932 girò il film «capostipite». Il soggetto in sé costituisce uno strumento di stimolo, in ogni caso, alla conoscenza dell’Antico Egitto e pone la curiosità di distinguere nella cornice storica della narrazione quanto vi è di assolutamente falso e quanto di verosimile mediante un’analisi di alcune principali «parole-chiave» del film: il faraone Seti I, il sacerdote Imhotep, la regina Ankh-Su-Namun, la città maledetta di Amunapthra, il Libro dei Morti alla base dalla statua di Anubi, il  Libro di Amun-Ra custodito nella statua di Horus.

  La vicenda si colloca sotto il faraone Seti I della XIX dinastia (1309-1291 a.C.), a cui si deve la costruzione della grande sala ipostila del tempio di Karnak: certamente frutto di invenzione è l’uccisione del faraone ad opera della coppia di amanti, i cui nomi, tuttavia,  sono stati mutuati da personaggi storici vissuti prima: Ankhesnamun, giovane e bella regina moglie di Tutankhamon, figlia di Akhenaten e Nefertiti, si colloca infatti nella XVIII dinastia; invece Imhotep è il nome del celebre architetto che durante la III dinastia costruì  la piramide a gradini di Sakkara per il faraone Djoser (2700 a.C.). Non altrimenti attestata dalle fonti è la suggestiva città di Amunapthra, la cui invenzione cinematografica però è legata a una notizia vera: la mummia del faraone Seti I fu trasportata in un secondo tempo nel «nascondiglio» segreto di Deir el-Bahri.  

Il Libro dei Morti nel film assume una connotazione distorta: infatti appare come un repertorio di formule magiche all’uso di un mago «nero» (in questo caso Imhotep) e viene associato esclusivamente con il dio Anubi; alla coppia Libro dei Morti-Anubi si contrappone, secondo lo schema dualistico bene-male, luce-tenebre, il Libro di Amun-Ra in oro massiccio associato con  Horus, un dio di luce. In realtà Il Libro dei Morti degli antichi egizi non costituisce un testo sacro paragonabile ai Veda, alla Bibbia, al Corano o al Bardo Thödol tibetano. Esso non è affatto un libro organico ma una miscellanea di formule che dovevano essere pronunciate nel giorno del funerale da un sacerdote-lettore per dare la possibilità allo spirito del defunto di «uscire al giorno», vale a dire di raggiungere uno stato di immortalità nell’oltretomba. Il Libro dei Morti (termine convenzionale moderno della raccolta che ha come vero titolo Libro per uscire al giorno) a conclusione del rito funerario veniva deposto nella tomba.

Il Libro di Amun-Ra citato nel film è inventato, ma esistevano realmente in antico dei rituali del culto di Ra, il dio sole.
Infine la mummificazione era ritenuta indispensabile in base alla credenza religiosa che il corpo dovesse sussistere dopo la morte nella sua forma materiale per poter continuare la sua vita nell’oltretomba. Erodoto e Diodoro Siculo hanno tramandato un resoconto dettagliato di questa pratica funeraria e le loro notizie sono state verificate grazie agli strumenti a disposizione della moderna indagine scientifica. Si iniziava con l’estrarre il cervello tramite uno strumento in ferro introdotto nelle narici, poi si toglievano le viscere ma il cuore e i reni si ponevano nei canopi. Il corpo veniva riempito di varie sostanze (cannella, mirra) ed immerso nel natron per settanta giorni; infine veniva avvolto con bende di lino. Al dio Anubi, rappresentato con una testa di cane, si attribuì l’invenzione della mummificazione: dunque durante il rito il sacerdote si assimilava ad Anubi rivestendo la sua maschera. 

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Una risposta a La mummia

  1. Dark Arwen ha detto:

    E\’ un film di fantasia e basta, è come paragonare harry potter alla realtà!…

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