L’omicida pentito

in La Sicilia n. 218, 10 agosto 2003, p. 30.

 

All’alba dell’otto agosto 1933, in contrada Buttaceto, fu eseguita da un plotone della divisione speciale della polizia la sentenza della Corte d’Assise di Catania che condannava a morte il ventunenne Giovanni Scandurra macchiatosi di un efferato delitto: aveva sotterrata viva, nel comune di Fiumefreddo, la piccola cognatina Aida Messina, di anni sei, che si sarebbe accorta di una tresca che aveva il delinquente con la suocera.  Si trattava della prima condanna a morte per fucilazione durante il regime fascista. Alcuni documenti inediti dell’archivio della Nobile Arciconfraternita dei Bianchi di Catania raccontano dettagliatamente il sincero pentimento dell’omicida nelle ultime ore della sua vita.

Circa alle ore tre del mattino, allorché  gli fu comunicata la sentenza, Scandurra cadde inizialmente in uno stato di angoscia e di disperazione, ma grazie alle ispirate parole del reverendo don Romano, cappellano del carcere,  riuscì a riprendersi e si dispose a  riceve il sacramento della confessione. Subito dopo ebbe l’ultimo conforto spirituale dal nobile Tommaso Paternò Castello dei Baroni di Salamone, assistente della Nobile Arciconfraternita dei Bianchi e da Adamo Benedetto Asmundo di Gisira, barone di S. Dimitri, consultore. Il condannato si mostrò pentito del suo delitto e accettò il suo triste destino come un’espiazione. Non fu possibile esaudire l’ultimo suo desiderio, quello di potere abbracciare la madre, poiché  essa abitava a Giarre e l’esecuzione era ormai prossima. Gli diedero una bustina contenete della bambagia che aveva toccato il braccio miracoloso di S. Francesco Saverio e gli rivolsero l’estremo saluto alle quattro e quindici minuti, quando fu introdotto nel furgone che doveva trasportarlo al luogo d’esecuzione.

In data 29 agosto in una lettera di ringraziamento a Tommaso Paternò Castello la madre infelice scrisse: “[…] Mio figlio nacque sotto la sventura di una cattiva stella ed il fato contro di lui fu inesorabile, lo perseguitò finché vinse. Il suo comportamento mi rende orgogliosa perché è stato di dimostrazione che lui non era cattivo, ma fu solo coinvolto in una tenebrosa e tragica circostanza e che solo Iddio può far viva luce. […]”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in pubblicazioni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...